NEL MONDO, ANCORA 25 MILIONI DI ABORTI NON SICURI

01 ottobre 2017 – Secondo un recente studio condotto dal Guttmacher Institute tra il 2010 e il 2014, e pubblicato sulla rivista The Lancet, si sono verificati 25 milioni di aborti considerati come “non sicuri”, pari al 45% di tutte le interruzioni di gravidanza.
L’aborto non sicuro risulta essere la principale causa di morte nelle donne in età fertile: secondo le recenti statistiche, solo nel 2013, sono oltre 43000 le donne morte di aborto, pari al 14,9% di tutte le morti materne.d
Il tasso più elevato di aborti eseguiti non in sicurezza si registra nei cosiddetti paesi in via di sviluppo: Asia, Africa e America Latina.
Ma cosa si intende per aborto non sicuro?
La definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stabilisce che un aborto è in insicuro quando viene eseguito da persone che non hanno le competenze necessarie per praticarlo oppure se esso avviene in ambienti non conformi agli standard sanitari minimi o quando sono presenti entrambe le circostanze. Queste ultime possono esserci a prescindere dalla legislazione vigente in un dato paese, benché è molto presumibile la correlazione diretta tra aborti eseguiti in modo non sicuro e presenza di leggi particolarmente restrittive.
Lo studio del Guttmacher Institute è particolarmente interessante in quanto riporta dati precisi ed approfonditi: esso include infatti alcune sub-classificazioni degli aborti praticati in condizioni di rischio, distinguendo le categorie in: aborti sicuri, meno sicuri, insicuri.
Un aborto è definito “sicuro” quando viene eseguito rispettando le linee guida e gli standard previsti: il che significa che esso è eseguito da un professionista qualificato seguendo tecniche e metodi appropriati per la durata della gravidanza. In questo caso il rischio di complicazioni gravi o di morte é molto trascurabile. Circa il 55% di tutti gli aborti dal 2010 al 2014 sono stati eseguiti in modo sicuro.
Gli aborti “meno sicuri” risultano essere pari al 31%. Si definiscono tali sia gli aborti eseguiti da personale qualificato applicando metodi pericolosi o obsoleti, sia quelli praticati con metodi sicuri (come il ricorso al farmaco Misoprostol, utilizzato per molti scopi medici, incluso l’induzione dell’aborto) ma da professionisti non qualificati.
Gli aborti “insicuri” sono pari al 14%. Generalmente sono praticati da personale privo di qualifiche riconosciute e ricorrendo a metodi pericolosi, come l’introduzione di oggetti estranei oppure l’uso di preparazioni a base di erbe. Questo tipo di aborto può portare a numerose complicazioni quali: aborto incompleto, emorragia vaginale, emorragia della cervice uterina, lesioni, infezioni. Tassi più elevati di decessi da complicazioni si registrano nei paesi in cui vi è una più elevata percentuale di aborti insicuri.
Ulteriori fattori determinanti presi in considerazione che riguardano il contesto socio-economico, culturale e giuridico di riferimento sono stati: leggi e politiche in tema di aborto, accesso ai servizi sanitari e il loro relativo costo finanziario, disponibilità di strutture e personale qualificato, atteggiamenti sociali e concezioni rispetto all’aborto, livello di parità tra i sessi.
Nei paesi in cui l’aborto è completamente vietato o consentito solo per salvare vita della donna o preservare la sua salute fisica, solo un aborto su quattro é risultato sicuro.
La più alta percentuale di aborti sicuri avviene in Europa occidentale, nel nord Europa e nel Nord America. Questi sono paesi caratterizzati da: leggi permissive sull’aborto, elevato uso di contraccettivi, sviluppo economico, parità tra i sessi, servizi sanitari di qualità. Nei paesi ad alto reddito del Nord America e dell’Europa occidentale e settentrionale, dove l’aborto è legale e i sistemi sanitari sono forti, l’incidenza di aborti praticati in condizioni di rischio è la più bassa a livello globale.
In Africa, ad eccezione del Sud Africa, solo un aborto su quattro 4 è sicuro.
In che modo si può intervenire per impedire l’aborto praticato in condizioni di rischio?
Per evitare gravidanze indesiderate e aborti non sicuri, i paesi dovrebbero promuovere politiche di sostegno alla maternità e rispettare gli impegni finanziari per fornire: un’educazione sessuale, una vasta gamma di metodi contraccettivi, compresa la contraccezione di emergenza, un’accurata pianificazione familiare, consulenza e accesso sicuro ai servizi, garanzia di aborto legale.
“Sono necessari maggiori sforzi, soprattutto nelle regioni in via di sviluppo, al fine di garantire l’accesso alla contraccezione e all’aborto sicuro”. Quando le donne e le ragazze non possono accedere ad un’efficace contraccezione, all’aborto sicuro e ai servizi ci sono gravi conseguenze per la loro salute e quella delle loro famiglie. Questo non dovrebbe accadere. Ma nonostante i recenti progressi nella tecnologia troppi aborti praticati in condizioni di rischio continuano a verificarsi e troppe donne continuano a soffrire e morire.” Afferma il Dr. Ganatra, uno degli autori dello studio.
Rielaborazione dell’articolo redatto da Fundisiwe Maseko
Fonte: www.who.int
L.G

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