#CLIMAESALUTE – THE LANCET COUNTDOWN E LA TRASFORMAZIONE GLOBALE PER LA SANITA’ PUBBLICA

Nel pensiero comune il cambiamento climatico è qualcosa che avverrà in futuro.
Anche le stime parlano in termini di un futuro piuttosto remoto dando dei dati spesso “entro il 2050”, ma il cambiamento climatico è ora. Basti pensare che nel 2016, il costo totale degli eventi avversi legati al clima è stato di 129 miliardi di dollari e il 99% di questi è stato a carico dei paesi a basso reddito.

In ambito di salute globale, si iniziano ad osservare le prime conseguenze del cambiamento climatico; la nutrizione, le malattie infettive trasmesse da vettori, alcune patologie respiratorie e mentali sono profondamente correlate a questo fenomeno.

In un nuovo report, pubblicato lo scorso 30 ottobre, The Lancet discute i potenziali effetti del cambiamento climatico sulla salute, stilando la prima cronistoria degli impatti esistenti e definendolo come “una minaccia ai progressi compiuti finora in ambito sanitario”.

Il nome del report, The Lancet Countdown sulla salute e il cambiamento climatico: da 25 anni di inattività a una trasformazione globale per la salute pubblica, indica innanzitutto il “conto alla rovescia” che la rivista scientifica segue e seguirà per tracciare i progressi in materia di salute e cambiamenti climatici. Fornendo una valutazione degli effetti di questi ultimi sulla salute e monitorando anche l’attuazione dell’accordo di Parigi e le sue implicazioni sanitarie. Inoltre, mette in evidenza la risposta ritardata al cambiamento climatico negli ultimi 25 anni, che ha compromesso la vita umana e le risorse umane e naturali. Difatti, nonostante una crescente attenzione dei media e del mondo accademico verso queste tematiche, gli indicatori del 2017 rilevano chiaramente che vanno compiuti urgentemente ulteriori progressi.

La relazione identifica l’influenza inequivocabile e potenzialmente irreversibile del cambiamento climatico sulla salute umana a livello globale. Stima che tra il 2000 e il 2016, l’esposizione a ondate di calore ha colpito 125 milioni di persone in più a livello mondiale, con un picco di 175 milioni nel 2015. Viene evidenziato anche l’incremento del 3% e del 5,9% nella diffusione delle due specie di zanzara vettori del virus Dengue. Questo comporterà una maggiore capacità di diffusione della malattia infettiva, anche in zone in cui normalmente non è presente. Emerge anche l’influenza negativa che il cambiamento climatico ha sulla migrazione, essendo ad oggi causa di spostamenti forzati di circa 24.2 milioni di persone. A tal riguardo, entro 90 anni si stima la migrazione di circa 1 miliardo di persone a causa dell’innalzamento del livello del mare.

I cambiamenti climatici influenzano direttamente e indirettamente anche lo stato nutrizionale delle comunità, andando ad agire sulla sicurezza al cibo e sulla produzione globale. The Lancet riporta le stime di una riduzione del 6% nella produzione mondiale di grano e del 10% in quella di riso per ogni ulteriore incremento di 1° C della temperatura globale.

Inoltre mette in evidenza che l’87% delle città in tutto il mondo violano le linee guida sull’inquinamento atmosferico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ciò significa che miliardi di persone globalmente sono esposte ad elevati livelli di particelle atmosferiche (PM 2.5), andando ad aumentare il rischio di sviluppare malattie respiratorie associate. Si stimano oltre 803.000 morti premature nel 2015, in 21 paesi asiatici, a causa dell’inquinamento atmosferico derivante dall’uso del carbone, dei combustibili fossili in casa e dei trasporti.

La relazione conclude affermando che il passaggio all’energia rinnovabile e la riduzione drastica delle emissioni di gas a effetto serra siano fondamentali per prevenire malattie legate al clima. In questo ambito, i dati statistici sembrano promettenti. La capacità di generare energia elettrica rinnovabile è aumentata del 20% dal 1990 al 2013, superando quella dei combustibili fossili per la prima volta nel 2015. Nei luoghi in cui le energie rinnovabili hanno sostituito i combustibili fossili – in particolare il carbone, che peggiora la qualità dell’aria e si associa a malattie respiratorie – la morbilità e la mortalità sono diminuite.

Va considerato però che 1,2 miliardi di persone al mondo ancora non hanno accesso all’elettricità e 2,7 miliardi sono costretti ad utilizzare combustibili come il carbone.

Il legame tra cambiamento climatico e salute è evidente, la sfida è aperta e The Lancet con il suo countdown monitorerà i traguardi futuri.

B.A.

 

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