#ANTIBIOTICI, #ETICA ED #ALLEVAMENTO INTENSIVO

10/11/2017 – L’OMS sta facendo pressione per limitare l’uso di antibiotici nell’allevamento: questi farmaci, infatti, sono spesso usati per prevenire infezioni ed accelerare la crescita del bestame. Lo scopo di questo divieto è quello di combattere l’insorgenza di antibiotico-resistenze, oggi considerata una delle maggiori minacce per la salute globale.

La risposta degli allevatori statunitensi non si è fatta attendere. Secondo Liz Wagstrom, responsabile veterinaria del Consiglio Nazionale degli Allevatori di Maiale, “negare a maiali, mucche e polli gli antibiotici necessari sarebbe immorale, non etico, e porterebbe alla sofferenza e, potenzialmente, alla morte di molti animali, compromettendo il sistema di produzione alimentare nazionale.”

Inoltre, gli allevatori sostengono di capire e condividere la necessità di limitare l’uso di antibiotici in allevamento. “Abbiamo fatto passi avanti negli ultimi 30 anni per assicurare che gli antibiotici vengano usati strategicamente e responsabilmente, per mantenere gli animali in salute e produrre carne sicura”, afferma Liz Wagstrom.

La reazione degli allevatori americani può comunque essere vista in modo alquanto critico. Prima di tutto, l’uso preventivo di antibiotici in allevamento non sarebbe necessario senza allevamento intensivo. L’altissima concentrazione di animali in spazi ristretti facilita l’insorgenza di vere e proprie epidemie, in quanto le malattie possono diffondersi molto velocemente. È quindi proprio la pratica dell’allevamento intensivo, ormai sempre piú considerata crudele e immorale, a rendere necessario l’uso preventivo di antibiotici nel bestiame.

Inoltre, sebbene venga affermato che siano stati fatti passi avanti nell’uso responsabile di antibiotici, è stato stimato che circa l’80% del consumo di antibiotici negli Stati Uniti è destinato all’uso non terapeutico nel bestiame, e recenti proiezioni prevedono un aumento di questa tendenza.1

L’insorgenza delle antibiotico-resistenze non è l’unico problema dell’allevamento intensivo. La produzione di carne è responsabile del 18% delle emissioni globali di anidride carbonica, piú di tutte le auto, i treni e gli aerei del mondo messi assieme2. Piú del 30% della superficie terrestre, inoltre, è destinato all’alimentazione e all’allevamento del bestiame,2 e i rifiuti tossici di alcuni dei maggiori allevamenti americani hanno causato la distruzione di interi ecosistemi.3

Alla luce di tutto questo, fare leva sull’aspetto etico-morale del negare l’uso di antibiotici sugli animali negli allevamenti pare alquanto inappropriato. Bisogna, piuttosto, cambiare il modo in cui la carne viene correntemente prodotta. Si deve passare a un allevamento etico, in cui non occorre bombardare di antibiotici il bestiame per farlo sopravvivere in ambienti troppo ristretti.

Marco Angelo

 

Bibliografia

  1. Van Boeckel TP, Brower C, Gilbert M, et al. Global trends in antimicrobial use in food animals. Proc Natl Acad Sci U S A. 2015;112(18):5649-5654. doi:10.1073/pnas.1503141112.
  2. FAO. Livestock a major threat to environment. http://www.fao.org/newsroom/en/news/2006/1000448/index.html. Published 2006. Accessed November 10, 2017.
  3. NaturalNews.com. Tyson Foods dumps more than 18 million pounds of toxic chemicals into America’s waterways each year. https://www.naturalnews.com/045788_Tyson_Foods_pollution_toxic_chemicals.html. Accessed November 10, 2017.

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