#COP23 – OMS E GCHA: BISOGNA INTENSIFICARE LE AZIONI SUL CLIMA E LA SALUTE

Bonn, 11 novembre 2017 – Durante la 23esima Conferenza delle Parti (COP23) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è tenuto il summit sul clima e salute globale, organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con The Global and Climate Health Alliance (GCHA).

La conferenza, che aveva come tema “Intensificare le azioni sul clima e sulla salute nelle città e nelle regioni”, aveva lo scopo di analizzare l’impatto del cambiamento climatico sulla salute, i mezzi utilizzabili per migliorare la raccolta dati e le azioni pratiche da attuare per mitigare le conseguenze. È emerso come i professionisti sanitari debbano essere in prima linea per affrontare questo nuovo problema di salute pubblica, considerando che a livello globale il 23% delle morti sono attribuibili a cause ambientali (12,6 milioni di vittime ogni anno) e che tra il 2030 e il 2050, proprio per il cambiamento climatico, si prevede un aumento dei decessi di circa 250.000 all’anno.

“Abbiamo bisogno di un cambiamento concreto e un percorso chiaro” dice la Dr. Joy St. John, Assistente Direttore Generale per il Clima e altri Determinanti della Salute.

In linea con il messaggio degli obiettivi di sviluppo sostenibile, “non lasciare nessuno indietro”, la Dr. Maria Neira, direttore del dipartimento ambiente e determinanti sociali dell’OMS, parla dell’inaccettabilità della situazione. “È assurdo negare aria pulita a intere popolazioni”, sottolineando sia che il 92% della popolazione non respiri aria salubre, sia che l’inquinamento atmosferico causi l’11.6% delle morti globalmente.

Impatto, ritardo e ottimismo” le parole chiave espresse dal Dr. Nick Watts, direttore di Lancet Countdown, un nuovo report, pubblicato lo scorso 30 ottobre, in cui si discute dei potenziali effetti del cambiamento climatico sulla salute e fa un “conto alla rovescia” per seguire e tracciare i progressi in questo ambito.

L’impatto del cambiamento climatico sulla salute umana e del pianeta è potenzialmente irreversibile e inequivocabile, il ritardo, riferito alla mancata azione dei governi e delle manovre di sanità pubblica, è di 25 anni e l’ottimismo, senza il quale agire sarebbe inutile.

Negli ultimi anni il coinvolgimento dei professionisti della salute e del settore sanitario è sempre più in crescita e attivo. Bisogna continuare a prevenire le malattie e le morti associate al clima, non soffermandoci più solo su cura e trattamento.

Le conclusioni sono chiare, bisogna implementare l’accordo di Parigi e diffondere il messaggio che la salute è al centro delle problematiche ambientali e climatiche. In questo i professionisti sanitari sono responsabili e devono agire nella stessa direzione per indirizzare le politiche nazionali e internazionali a mitigare, adattare e rendere i sistemi sanitari, soprattutto dei paesi più vulnerabili, resilienti.

Benedetta Armocida e Benedetta Rossi per Italian Climate Network

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