#WORLDAIDSDAY 2017: TUTTI CONTANO

2 dicembre – è stata celebrata ieri la trentesima Giornata Mondiale contro l’AIDS. Per l’occasione il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus – Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava “Ogni persona conta se vogliamo ottenere una copertura sanitaria universale e tutti devono contare se vogliamo eliminare l’AIDS e l’epatite virale come minacce alla salute pubblica. I servizi sanitari devono permettere di raggiungere e soddisfare i bisogni delle popolazioni maggiormente a rischio. Ciò include l’attuazione di una politica di tolleranza zero contro la stigmatizzazione e la discriminazione in tutti i servizi sanitari e le comunità, che devono essere pienamente  coinvolti come partner essenziali nel dare risposta.”

Con lo slogan tutti contano  l’OMS ha promosso una campagna per garantire l’accesso a farmaci sicuri, efficaci e di qualità a prezzi accessibili e servizi sanitari fruibili  da tutte le persone affette dal virus HIV – circa  36,7 milioni nel 2016– e da coloro che sono a rischio, per raggiungere la copertura sanitaria universale. La campagna #WORLDAIDSDAY ricorda dunque a leader globali l’impegno preso nel 2015, aderendo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, di attivarsi per raggiungere la copertura sanitaria universale (UHC) entro il 2030.

“Copertura sanitaria universale significa che tutte le persone hanno accesso ai servizi di cui hanno bisogno, ovunque vivano, senza affrontare difficoltà finanziarie. Le persone a rischio e che vivono con l’HIV di solito hanno molteplici bisogni di salute, che vanno ben oltre la necessità di accedere ai preservativi, agli aghi sterili o alla terapia antiretrovirale ” sottolinea nella sua dichiarazione il dott. Tedros.

Dagli anni Settanta, quando è stata registrata la prima infezione, le morti causate dall’AIDS sono state più di 35 milioni e 75 milioni di persone hanno contratto il virus HIV. Con l’introduzione  della terapia antiretrovirale (ART) nel 1996, l’aspettativa di vita è migliorata ed è ora paragonabile a quella della popolazione non infetta. Ciò è possibile se  i  pazienti iniziano la terapia nelle prime  fasi della malattia, seguono le cure quotidianamente e hanno accesso per tutta la vita ai farmaci antiretrovirali e agli strumenti per il monitoraggio degli effetti delle terapie assunte.

 

D.Z

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