#POLITICHEINTERNAZIONALI – IL COSTO UMANITARIO DELLE AZIONI GOVERNATIVE

Le politiche internazionali possono avere un impatto devastante sulla salute pubblica.
Un interessante articolo di The Lancet, Sanctioning the most vulnerable—a failed foreign policy, sottolinea come la delicata stabilità economica di un paese colpisce inevitabilmente i soggetti più vulnerabili della popolazione, ad esempio limitando l’accesso al cibo o ostacolando l’aiuto umanitario.

Tra gli attori protagonisti di questo drammatico teatro gli Stati Uniti, che hanno sospeso l’assistenza al Pakistan fino a quando non avrà “un’azione decisiva” contro i talebani afgani e i gruppi militanti della rete Haqqani.

Il 2 gennaio, il presidente Donald Trump ha dichiarato che avrebbe ritirato i finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi, dicendo che i palestinesi “non erano più disposti a parlare di pace”.

Nella Corea del Nord, dove circa il 70% della popolazione vive nell’insicurezza, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha affermato che l’estensione delle sanzioni potrebbe avere effetti negativi sull’assistenza umanitaria di 13 milioni di persone.

A Gaza invece, a meno che i fondi non siano garantiti, gli ospedali dovranno affrontare un blackout quasi totale entro la fine di febbraio, ha avvertito l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Le sanzioni economiche, dirette alla politica di governo, feriscono nel profondo la popolazione del paese colpito. Non parliamo quindi solo delle azioni governative, ma del loro alto costo umanitario.

B.F.

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