#MALATTIENONTRASMISSIBILI – L’80% DEI DECESSI AVVIENE NEI PAESI A BASSO E MEDIO REDDITO

Bariadi, Tanzania – Prima chiamata da medico.

In un sabato caldissimo, mentre iniziavamo l’assestamento nel compound – tra zanzariere impregnate e il refilling dell’acqua – l’autista mi chiede di andare a visitare una signora anziana con una lesione al piede. Durante il tragitto in macchina pensavo già alle possibili diagnosi, in un ambiente dove l’igiene è poca e le malattie infettive e neglette hanno un’alta prevalenza. Invece, una volta arrivati, mi trovo davanti una signora di 75 anni, in sovrappeso, ipertesa, con insufficienza cardiaca, edemi declivi e una lesione da piede diabetico. Strano, ma vero.Tutte le supposizioni di una malattia “tropicale”, svanite in un istante. Chiedo alla signora se aveva fatto qualche visita di controllo della glicemia e misurazione della pressione arteriosa recentemente, ma gli ultimi controlli risalivano a più di un anno fa. Imposto la terapia insieme al medico del dispensario – che nel frattempo era venuto a farle visita e aveva con sé un antibiotico e un diuretico – e spiego alla signora i fattori di rischio della malattia e come prevenire le complicanze.

Tornata a casa, riflettevo su come anche nei paesi a basso e medio reddito le malattie non trasmissibili (NCDs), soprattutto quelle cardiovascolari, cancro, diabete e disturbi respiratori cronici, rappresentino oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano.

Le NCDs sono infatti responsabili ogni anno del 70% dei decessi a livello globale e l’80% di questi avviene nei Paesi a basso e medio reddito. In Africa, le morti per queste malattie stanno aumentando più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo.

In Africa sub-sahariana (SSA) si stima che fino al 12,5% dei decessi è attribuibile alle malattie cardiovascolari1,2. Il principale fattore di rischio associato a tali patologie in tutto il mondo, è l’ipertensione, la cui incidenza è in aumento anche in SSA3. Basti considerare che la pressione arteriosa media in Kenya è aumentata da circa 125 mmHg nel 1990 a circa 130 mmHg nel 20104. Ciò è in contrasto con i paesi del Nord America e dell’Europa occidentale dove invece è diminuita di circa 3 mmHg nello stesso periodo5.

Va anche menzionato che nei paesi a basso e medio reddito l’impatto sulla salute e sull’economia è sproporzionatamente più elevato che altrove6. Le persone in SSA non solo hanno una maggiore probabilità di invalidità o morte associata alle malattie cardiovascolari, ma sviluppano anche la patologia prima, durante gli anni economicamente più produttivi7,8.

Il Forum economico mondiale, che ogni anno esamina ed elabora un elenco dei rischi globali di perdita economica, nel 2009 e 2010 ha inserito le NCDs al terzo posto della classifica. In questi termini le NCDs sono al pari della crisi fiscale e sono superati nell’elenco solo dal crollo dei prezzi delle attività o dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. La Banca Mondiale stima che in India il 4-10% del potenziale prodotto interno lordo viene perso ogni anno a causa delle malattie non trasmissibili e un recente studio suggerisce che le NCDs incidano sull’economia dell’America Latina con una perdita del 2% annuo9.

Di conseguenza le NCDs stanno amplificando la disuguaglianza sociale, esacerbando la povertà e aumentando le iniquità nella salute.  A ciò va aggiunto che la maggior parte dei paesi a basso e medio reddito sta ancora lottando con un carico elevato di malattie infettive come la malaria, l’HIV/AIDS e tubercolosi. Si parla quindi del double burden of disease (doppio carico di malattia) – contemporanea presenza di malattie infettive e non trasmissibili – che rappresenta una grave minaccia per i sistemi sanitari deboli in contesti poveri di risorse10.

Considerando inoltre che circa l’80% delle NCDs potrebbero essere prevenute intervenendo sui principali fattori di rischio – consumo di tabacco e alcol, dieta e attività fisica – vi è un’urgente necessità di implementare e valutare interventi economicamente efficaci per la prevenzione primaria, soprattutto nei paesi in cui l’accesso ai servizi di sanità pubblica e alle cure mediche resta un privilegio di pochi.

di Benedetta Armocida

1.Murray CJ, Vos T, Lozano R, Naghavi M, Flaxman AD, Michaud C, Ezzati M, Shibuya K, Salomon JA, Abdalla S, et al: Disability-adjusted life years (DALYs) for 291 diseases and injuries in 21 regions, 1990–2010: a systematic analysis for the global burden of disease study 2010. Lancet 2012, 380(9859):2197–2223.

2.World Health Organization: Global burden of disease. Geneva: WHO Press; 2008.

3.Lim SS, Vos T, Flaxman AD, Danaei G, Shibuya K, Adair-Rohani H, Amann M, Anderson HR, Andrews KG, Aryee M, et al: A comparative risk assessment of burden of disease and injury attributable to 67 risk factors and risk factor clusters in 21 regions, 1990–2010: a systematic analysis for the global burden of disease study 2010. Lancet 2012, 380(9859):2224–2260.

4.Global burden of metabolic risk factors of chronic diseases. http://www.imperial.ac.uk/medicine/globalmetabolics/.

5.Mean age-standardized systolic blood pressure (SBP), mm Hg: Kenya, 1990–2008. http://www5.imperial.ac.uk/medicine/metabolic_risks/blood_pressure/.

6.Gaziano TA: Cardiovascular disease in the developing world and its cost-effective management. Circulation 2005, 112(23):3547–3553.

7.de Villiers L, Badri M, Ferreira M, Bryer A: Stroke outcomes in a socio-economically disadvantaged urban community. S AfrMed J 2011, 101(5):345–348.

8.Walker RW, McLarty DG, Kitange HM, Whiting D, Masuki G, Mtasiwa DM: Stroke mortality in urban and rural Tanzania: adult morbidity and mortality project. Lancet 2000, 355:1684–1687.

9.Stuckler D. Population causes and consequences of leading chronic diseases: a comparative analysis of prevailing explanations. Milbank Q [Internet]. 2008 Jun [cited 2009Mar23];86(2):273-326. Available from: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18522614

10.Oti SO: HIV and noncommunicable diseases: a case for health systembuilding. Curr Opin HIV AIDS 2012, 8(1):65–69.

Foto: ©TheHerald

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