#ACQUA: L’OMS LANCIA L’ALLARME SULLE CONTAMINAZIONI DALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha annunciato che realizzerà ricerche sui rischi legati al consumare acqua potabile conservata in bottiglie di plastica.

Le preoccupazioni dell’OMS arrivano a seguito di alcune ricerche scientifiche dalle quali emerge la presenza di sostanze tossiche nelle acque vendute in bottiglie di plastica. Le bottiglie infatti  possono cedere microframmenti potenzialmente tossici derivanti dal composto PET (polietilene tereftalato) i cui effetti sul corpo umano non sono chiari.

L’agenzia giornalistica Orb Media  ha prodotto un rapporto relativo alla presenza di particelle di plastica – inclusi polipropilene, nylon e polietilene tereftalato  –  nell’acqua in bottiglia. Orb Media ha infatti commissionato l’analisi del contenuto di 259 bottiglie in plastica di acqua di 11 marchi differenti- tra cui anche nomi noti come Evian, Nestlé e San Pellegrino, comprate in nove diversi paesi nei cinque continenti – al laboratorio Fredonia della State University di New York. Dal rapporto emerge che solo 17 bottiglie su 259 non contengono tracce di microplastiche, mentre il restante 93% mostra chiari segni di contaminazione. La quantità presente varia molto tra una bottiglia e l’altra, da un minimo di zero residui a un massimo di 10.000 particelle per litro.

Contattati dai giornalisti, solamente due dei marchi esaminati hanno risposto e confermato che i loro prodotti contenevano microplastiche. Hanno però precisato che lo studio ha sovrastimato in modo significativo la quantità presente.

Una seconda analisi commissionata dal gruppo Story of Stuff, che ha esaminato 19 marchi di acqua imbottigliata negli Stati Uniti, evidenzia anche in questo un’allarmante quantità di plastica.

In Italia, come in molti paesi occidentali, il consumo di acqua in bottiglie di plastica è molto elevato. Sull’ingestione di microplastiche si era pronunciata nel 2016 anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), definendone “improbabile” la nocività, ma sottolineando la necessità di nuove ricerche.

D.Z

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