#MALATTIENONTRASMISSIBILI – ESPERTI CRITICANO IL RAPPORTO TIME TO DELIVER

17 agosto – In vista dei negoziati e del meeting di alto livello delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili (NCD), che si svolgerà nel settembre 2018 a New York, il 1 giugno a Ginevra, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato il rapporto Time to Deliver (È tempo di produrre risultati) elaborato da una commissione indipendente di alto livello sul tema della malattie non trasmissibili (Non Communicable Diseases, NCD).

Globalmente, le malattie non trasmissibili – nello specifico malattie cardiovascolari, tumori, malattie croniche respiratorie, diabete – causano ogni anno la morte di 41 milioni di persone, circa il 71% di tutte le morti. Il Rapporto “Time to deliver” suggerisce politiche di prevenzione, fornendo indicazioni e raccomandazioni per accelerare il raggiungimento del traguardo specifico (3.4) dell’obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) – “salute e benessere per tutti a tutte le età” – uno dei 17 OSS da raggiungere entro il 2030, in base alla “Agenda 2030”, sottoscritta da tutti i capi di stato e di governo nel 2015.

Il tema è di grande rilevanza e rappresenta una delle più grandi sfide globali in ambito di salute, ma sulle raccomandazioni espresse nel Rapporto dell’OMS alcuni esperti del settore si trovano in forte disaccordo con diversi passaggi e hanno espresso la loro critica in una lettera resa pubblica da quegli stessi firmatari.

In particolare, i contestatari sostengono con forza la necessità di adottare una politica di tolleranza zero verso l’industria alimentare e delle bevande zuccherate, del tabacco, dell’alcool, delle industrie farmaceutiche o di altre organizzazioni i cui interessi si scontrano con l’obiettivo di prevenzione delle malattie non trasmissibili. È presumibile infatti che in assenza di chiari orientamenti in materia  gli interessi del settore privato contino a prevalere su quelli di sanità pubblica, rendendo vani gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di salute pubblica in Agenda.

Nella lettera si sottolinea come il rapporto non menzioni il diritto ad un’alimentazione adeguata come questione centrale nel dibattito sulle NCD. I firmatari rivendicano anche la mancanza di una raccomandazione esplicita sulla tassazione delle bevande zuccherate al 20%, nonostante sia ormai accertato che l’eccessivo consumo di zucchero sia un fattore di rischio per diabete e obesità.

Anche il ruolo dell’OMS viene ribadito nella lettera. L’OMS infatti  dovrebbe guidare i responsabili politici nella formulazione di regolamenti e altre misure di politica sanitaria per prevenire le malattie non trasmissibili, promuovere diete sane e garantire appropriate interazioni con il settore privato. In questo senso, gli esperti firmatari contestano la raccomandazione 4 numero I (pagina 24) del rapporto secondo la quale  “L’OMS dovrebbe sostenere gli sforzi dei governi per impegnarsi con il settore privato alla prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili”.

Anche l’appello all’industria, affinché contribuisca al finanziamento di azioni preventive per le malattie non trasmissibili, suscita lo sdegno degli esperti firmatari della lettera “Nessuna di queste industrie” affermano “deve essere coinvolta nel finanziamento della prevenzione delle malattie non trasmissibili, poiché i loro interessi primari (vale a dire aumentare la redditività e il rendimento degli investimenti per gli azionisti) sono in conflitto con le priorità di sanità pubblica di promozione  della salute e di prevenzione delle malattie non trasmissibili”.

Il rapporto condanna solo l’industria del tabacco, mentre promuove il coinvolgimento altrettanto inappropriato di aziende produttrici di bevande analcoliche ad alto contenuto di zucchero, le industrie farmaceutiche, alimentari e di alcolici. “I governi dovrebbero essere incoraggiati ad impegnarsi in modo costruttivo con il settore privato, ad eccezione dell’industria del tabacco” si legge infatti nel Rapporto del comitato indipendente di esperti dell’OMS (p.23). I firmatari della lettera  sono quanto meno perplessi sull’efficacia di tali linee guida e sulla possibilità che “impegni” possano assicurare le necessarie trasparenza e assunzione di responsabilità.

Infine,  il rapporto “Time to deliver” non include raccomandazioni mirate alla riduzione del consumo di alcol, né l’educazione alimentare e nutrizionale da rivolgere a persone affette da diabete o da malattie cardiache, focalizzandosi piuttosto sui trattamenti farmacologici.

Concludendo, gli esperti firmatari della lettera sostengono che per affrontare le malattie non trasmissibili c’è bisogno di una riforma del regime commerciale e degli investimenti, che assicuri che la salute pubblica sia l’obiettivo principale.

B.A.

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