#MYANMAR – CHI SONO I ROHINGYA, IL POPOLO SENZA CITTADINANZA

Più di un milione di rifugiati Rohingya sono fuggiti dalla violenza in Myanmar in successive ondate di sfollamento dai primi anni ’90.

Chi sono i Rohingya?

In Myanmar vivono 1.1 milioni di rohingya, descritti come tra i popoli più perseguitati al mondo.
Concentrati prevalentemente nello stato del Rakhine, hanno convissuto con la popolazione buddista per decenni.
I rohingya si identificano come discendenti di una popolazione musulmana, forse commercianti persiani e arabi.
A differenza della comunità buddista, parlano una lingua simile al dialetto bengalese di Chittagong.
I Rohingya sono discriminati in Myanmar, dove il governo li considera apolidi, negandogli la cittadinanza. Di conseguenza, sono state imposte rigorose restrizioni alla libertà di movimento del popolo rohingya, all’accesso ai servizi socio-assistenziali, all’istruzione e ad altri servizi di base.

Cos’è successo?

Le violenze sono scoppiate nello stato settentrionale del Rakhine, quando nell’agosto 2017, i militanti rohingya hanno attaccato le forze governative. In risposta, le forze di sicurezza sostenute dalle milizie buddiste hanno perseguito una “operazione di bonifica” – termine che andrebbe censurato – che ha ucciso almeno 1.000 persone e costretto oltre 720.000 a fuggire dalle loro case. I rifugiati testimoniano di massacri nei villaggi, dove i soldati hanno fatto irruzione e bruciato le loro case.
Il più alto funzionario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che la risposta dell’esercito è stata “chiaramente sproporzionata” agli attacchi dei ribelli e ha avvertito che il trattamento riservato alla minoranza rohingya da parte del Myanmar sembra essere un “esempio da manuale” di pulizia etnica.

Quante sono le vittime?

Le stime delle Nazioni Unite stimano che 1.000 persone sono state uccise. Il ministro degli esteri del Bangladesh, AH Mahmood Ali, ha dichiarato che le fonti non ufficiali pongono il bilancio delle vittime a circa 3.000.
Più di 723.000 persone hanno abbandonato le proprie case per fuggire in Bangladesh, camminando per giorni, nascondendosi nelle giungle e attraversando montagne e fiumi. La maggior parte sono donne e bambini, e più del 40% ha meno di 12 anni di età. Le agenzie umanitarie hanno avvertito di una crescente crisi umanitaria in campi di confine troppo estesi, dove acqua, razioni di cibo e forniture mediche stanno esaurendo. La maggior parte dei rifugiati ora vive in campi formali, insediamenti di fortuna o alloggi nelle comunità ospitanti. Quasi 50.000 sono in nuovi insediamenti spontanei sorti lungo il confine, dove l’accesso ai servizi è particolarmente limitato.
Ci sono ancora timori per le persone rohingya rimaste nelle zone di conflitto.

Qual è la posizione del Myanmar?

Il governo ha affermato che sta contrastando i militanti responsabili degli attacchi alle forze di sicurezza e che la maggior parte delle persone uccise sono terroristi. Il governo ha anche accusato gli operatori umanitari internazionali di aiutare i “terroristi” ad assediare un villaggio nello stato di Rakhine. Il reclamo è stato condannato come pericolosamente irresponsabile dagli operatori umanitari, che temono per la loro incolumità.

Qual è la posizione di Aung San Suu Kyi?

Quando Aung San Suu Kyi salì al potere c’erano molte speranze che il vincitore del premio Nobel per la pace avrebbe aiutato a guarire le radicate divisioni etniche del paese, ma è stata accusata di rimanere in silenzio mentre nel suo paese si commettevano violenze contro i Rohingya. Nonostante la sua posizione di consigliere statale, i militari hanno mantenuto un significativo potere politico, con un 25% dei seggi assegnati in parlamento.
Aung San Suu Kyi ha difeso la sua gestione della crisi. “E’ irragionevole aspettarsi che risolviamo il problema in 18 mesi. La situazione a Rakhine è stata tale da molti decenni, risale ai tempi pre-coloniali. Le nostre risorse non sono così complete e adeguate come vorremmo che fossero, ma facciamo del nostro meglio e vogliamo essere sicuri che tutti abbiano diritto alla protezione”, ha affermato.

 

B.F.

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