#MALARIA – LA CINA SOGNA IL KENYA LIBERO DAL PLASMODIUM

Nel 2007, il gruppo scientifico cinese New South, iniziò l’ambizioso progetto di eradicazione della malaria nella piccola nazione africana delle Comore, ottenendo risultati meravigliosi.

Su questa scia, l’ambizione ora è talmente alta che il team cinese vuole concentrarsi sull’eradicazione della malattia in Kenya.

Sì, in Kenya, la nazione dell’Africa Orientale di circa 50 milioni abitanti, uno dei Paesi africani più all’avanguardia e con migliaia di persone che si spostano ogni giorno.

I ricercatori della New South vogliono perseguire il loro obiettivo con l’approccio MDA, cioè attraverso la somministrazione universale di farmaci antimalarici. Ciò si traduce nel dare il farmaco a tutti gli uomini, le donne e i bambini che risiedono in Kenya.

Fino ad oggi, le procedure per cercare di eliminare la malaria si sono concentrate sull’eliminazione della zanzara vettore, o su strategie di protezione meccanica, come l’uso delle zanzariere trattate.

La malaria è una malattia infettiva parassitaria, veicolata dalle zanzare del genere Anopheles. La malattia causa circa mezzo milione di morti ogni anno, soprattutto nell’Africa Sub Sahariana. In Kenya, il 70% della popolazione è considerato a rischio malarico.

La Cina, dal 1981, insieme ad altre metodiche, ha sperimentato l’MDA su se stessa, arrivando a registrare zero casi di infezione malarica nel 2018.

Naturalmente, l’approccio non è esente da dilemmi etici. I ricercatori temono che la somministrazione universale di un farmaco possa portare ad un aumento della resistenza farmacologica del Plasmodium, provocando in futuro lo sviluppo di una malattia multiresistente.
Oltretutto può essere altamente criticabile anche il somministrare un farmaco a persone che potenzialmente potrebbero anche non ammalarsi mai nel corso della loro vita, o che semplicemente non vogliono sottoporsi al trattamento.
Per ultimo, è necessario valutare attentamente il diverso contesto Kenyota, rispetto al precedente contesto isolano delle Comore. Il Kenya è un paese in continua crescita, dove migliaia di persone si spostano ogni giorno.
Se a causa degli spostamenti, alcuni Kenyoti non prendessero il farmaco e fossero portatori del Plasmodium, al loro rientro nel paese potrebbero reintrodurre la malattia nell’area.

“Non è che non abbiamo il farmaco appropriato, non è che non abbiamo i metodi, l’ostacolo principale è la percezione. Combattere la malaria attraverso la prevenzione non è sufficiente. Se ci fosse un approccio universalistico di MDA in Africa, tra 10 anni probabilmente non ci sarebbe più la malaria” spiega concitato il Dott. Song Jianping, vice direttore dell’Istituto di medicina tropicale dell’università di Guangzhou.

La Cina non è una novellina nella lotta globale contro la malaria.
Nel 1972, fu lo scienziato cinese Tu Youyou a scoprire il composto antimalarico Artemisinin, estraendolo dalla pianta di assenzio asiatico, guadagnandosi il premio Nobel nel 2015. Per almeno 2000 anni l’assenzio fu stato usato per curare la febbre e altri sintomi coerenti con ciò che ora sappiamo essere la malaria. Oggi, l’Artemisinina è il composto antimalarico più efficace e ampiamente usato al mondo, con milioni di dosi di terapie combinate all’artemisina (ACT) distribuite ogni anno.

“Nella sanità pubblica si fa il massimo per il maggior numero di persone” Rebecca Kiptui, Kenya’s National Malaria Control Program.

https://www.theatlantic.com/international/archive/2019/07/china-tackles-malaria-kenya/592414/

B.F.

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