#DROGA: Riduzione del danno e consumo di sostanze psicotrope. LE STANZE CHE NON ESISTONO – un’esperienza italiana

LA RIDUZIONE DEL DANNO IN ITALIA

Nei primi anni ’90, quando l’HIV iniziò a diffondersi tra i consumatori, le istituzioni italiane iniziarono a implementare le politiche di riduzione del danno, che sono considerate uno dei quattro pilastri di contrasto alla diffusione delle sostanze psicotrope insieme a repressione, cura e prevenzione (DPA, 2017).
Negli anni seguenti, gli interventi si concentrarono soprattutto nel presidio delle scene aperte del consumo (luoghi in cui avviene spaccio e consumo a cielo aperto) attraverso la fornitura di materiale sterile per l’iniezione e counselling da parte di operatori di strada.
Più tardi furono introdotti i distributori automatici di siringhe, i drop -in (servizi di bassa soglia ideati per accogliere gli adulti in difficoltà) e le unità di strada (unità mobili che si spostano laddove il consumo avviene). Attualmente, questi servizi sono concentrati nel nord del nostro Paese. Nel 2015, i 189 drop-in contati si trovavano in quattro regioni: Lombardia, Lazio, Piemonte e Emilia Romagna (DPA, 2017). Nel 2017, gli interventi di riduzione del danno sono entrati ufficialmente nei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza (DPCM, 2016, n° 40). I LEA stabiliscono il diritto di ogni cittadino di accedere a specifici servizi per salute che sono forniti a livello locale. Di conseguenza, il dibattito sulla riduzione del danno e in particolare sulle stanze del consumo in Italia necessita di un nuovo impeto. L’Italia infatti è uno dei Paesi dell’Unione Europea che non ha ancora avviato una sperimentazione formale di una stanza del consumo.

LE STANZE DEL CONSUMO

Le stanze del consumo o safe injection rooms sono dispositivi che «forniscono un ambiente igienico in cui le persone che iniettano sostanze possono consumare sotto la supervisione di personale sanitario, sociale o di un pari (persona che ha precedentemente consumato o consuma sostanze illegali) senza il rischio di incorrere in sanzioni o arresto per possesso di stupefacenti» (BCCSU, 2017, p.6). Le stanze del consumo costituiscono «un servizio per consumatori che è altamente specializzato, si trova all’interno di una più vasta rete di servizi ed è incorporato nelle strategie locali utili a rispondere a una complessità di bisogni individuali e comunitari che sono legati al consumo di sostanze» (EMCDDA, 2004, p.8).
A seconda delle caratteristiche giuridiche e sociali dei contesti locali in cui operano, esiste molta differenza tra i servizi che sono forniti dalle stanze del consumo (Belackova et al. 2017; Stone et al., 2015).
Le valutazioni scientifiche effettuate hanno principalmente dimostrato l’efficacia dell’impatto delle stanze del consumo sulle morti per overdose, sulla salute dei consumatori e in merito al disordine droga-correlato (e.g. DeBeck et al., 2011; EMCDDA, 2004; Hedrich and Hartnoll, 2015; Kimber et al., 2003; Lloyd and Hunt, 2007; Lloyd-Smith et al., 2009; Potier et al., 2014; Salmon et al., 2007; Small et al., 2008; Thein et al., 2005).
Gli ultimi dati disponibili mostrano che esistono 92 stanze del consumo che operano in Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Spagna e Svizzera (Belackova et al., 2017). Nonostante l’Italia abbia una lunga esperienza nel campo delle politiche di riduzione del danno, non è mai stata implementata una stanza del consumo. A livello locale però, sono state portate avanti alcune esperienze significative, come quella qui descritta, che potrebbero supportare dei cambiamenti a livello nazionale. Queste esperienze rimangono spesso all’oscuro per motivi di status giuridico.

LA “STANZETTA” DI COLLEGNO (TORINO)

Nel 2007, in via informale ma sotto la giurisdizione di ASL TO3, nel Parco Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Collegno (Torino), viene aperta una stanza del consumo autogestita da consumatori (la Stanzetta) e supervisionata dagli operatori dell’adiacente drop-in PuntOfermo. La Stanzetta e il drop-in si trovano nello stesso stabile, sono stati aperti a due mesi di distanza (Luglio-Settembre 2007) e sono entrambi tutt’ora funzionanti.
Uno studio condotto dal 2007 al 2017 descrive e mostra i risultati dell’esperienza (vedi Bergamo et al. 2019 per maggiori approfondimenti). La Stanzetta ha mostrato implicazioni positive così come limitazioni. Lo status giuridico non chiaro ha portato con sé le limitazioni più importanti. Nei paesi in cui sono state avviate sperimentazioni formali, l’aspetto del possesso di sostanze stupefacenti all’interno di un luogo pubblico è stato facilmente aggirato facendo appello al diritto fondamentale alla salute di ogni cittadino (e.g. Bluthenthal, 1998; Kerr et al., 2006, 2010, 2017).
La Stanzetta è dotata di postazioni per il consumo e bidoni per la raccolta delle siringhe, ma una sperimentazione formale avrebbe permesso di migliorare l’aspetto igienico-sanitario attraverso l’installazione di un lavandino e la presenza di una manutenzione appropriata del locale. Attualmente sono infatti gli stessi consumatori che si occupano della pulizia della stessa.
La Stanzetta, aperta 24 ore su 24, ha permesso ai consumatori di avere un luogo per il consumo ad accesso massimizzato, portando però con sé anche problemi di uso improprio del locale (ad esempio per dormire o accumulare beni personali). Questo porta alla luce la necessità di un training formale e specifico per alcuni consumatori che potrebbero essere responsabilizzati alla supervisione della Stanzetta. Lo stesso può essere detto per quanto riguarda delle formazioni su overdose e altri rischi, nonostante in dieci anni di esperienza nessuna morte per overdose sia avvenuta.
Un altro importante risultato mostra che, con l’apertura della Stanzetta, il numero delle siringhe rinvenute nel parco è significativamente diminuito. Questo sito ha inoltre permesso ai professionisti operanti nell’adiacente drop-in di entrare maggiormente in contatto con i consumatori, anche per indirizzarli ai servizi più tradizionali.
Uno dei risultati più importanti è inoltre l’accettazione da parte della Polizia Locale, del vicinato e dei frequentatori del parco della presenza della Stanzetta.

CONCLUSIONE

Questo breve articolo intende sottolineare l’urgenza di una sperimentazione formale di una stanza del consumo in Italia, ma anche il bisogno di considerare la de-medicalizzazione di questi servizi attraverso l’implementazione di modelli che si sviluppano sul supporto tra pari nella riduzione dei rischi e dei danni legati al consumo di sostanze (e.g. Jozaghi and Vancouver Area Network of Drug Users, 2014; Jozaghi, 2015; McNeil et al., 2014, 2015). In Italia le politiche di riduzione del danno sono spesso contestate a livello politico in quanto descritte come forme di proselitismo a favore del consumo (Jauffret-Roustide et al., 2013). Per questo motivo c’è una forte riluttanza alla sperimentazione formale di una stanza del consumo.
I risultati di esperienze quali quella di Collegno mostrano però dei punti di forza e delle potenzialità su cui è possibile basare una sperimentazione vera e propria. Ad esempio, la riuscita sinergia tra i professionisti operanti nel drop-in PuntOfermo e i pari operanti nella Stanzetta, insieme alla consistente letteratura scientifica internazionale, potrebbero costituire un modello da cui partire.
L’urgenza di pensare a questa sperimentazione è supportata dagli ultimi report ufficiali italiani (DCSA, 2017; DPA, 2017) che mostrano una crescita del traffico e dell’uso di eroina, anche tra i più giovani. Ne è un esempio la notevole scena aperta del consumo che può essere osservata nei pressi della Stazione di Milano Rogoredo.
Infine, la crisi degli oppiodi in Nord America ci mostra quanto queste decisioni siano essenziali nell’eventualità in cui questo fenomeno coinvolga l’Europa e in particolare l’Italia.

di Sonia Bergamo

Per maggiori informazioni: s.bergamo@campus.unimib.it

BIBLIOGRAFIA
– BCCSU (2017), Supervised Consumption Services: Operational Guidance. The Steering Committee for the Supervised Consumption Services Guidelines, British Columbia Centre on Substance Use, Ministry of Health, British Columbia.
– Belackova, V., Salmon, A.M., Schatz, E. and Jauncey, M. (2017), Online census of Drug Consumption Rooms (DCRs) as a Setting to Address HCV: Current Practice and Future Capacity, International Network of Drug Consumption Rooms, Amsterdam and Sydney.
– Bergamo S., Parisi G., Jarre P., (2019) Harm reduction in Italy: the experience of an unsanctioned supervised injection facility run by drug users, Drugs and Alcohol Today, Vol. 19 Issue: 2, pp. 59-71,
– DeBeck, K., Kerr, T., Bird, L., Zhang, R.Y., Marsh, D.C.B., Tyndall, M., Montaner, J.S.G. and Wood, E. (2011), “Injection drug use cessation and use of North America’s first medically supervised safer injecting facility”, Drug and Alcohol Dependence, Vol. 113 Nos 2/3, pp. 172-6.
– DPA (2017), “Relazione annuale al Parlamento sull’uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia”, Dipartimento Politiche Antidroga – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma.
– DPCM (2016), Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, Governo Italiano, Presidenza del Consiglio, No. 40, 16 febbraio
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