#AMBIENTE: LO SCOTTEX CONTRO LA FORESTA BOREALE

Quante volte per rimediare a qualche malfatto domestico, specialmente in cucina, abbiamo usato la cosiddetta “carta monouso per uso igienico e per pulizia”, meglio conosciuta con il nome commerciale scottex? Un prodotto presente quasi in ogni abitazione, ma sappiamo veramente che cosa stiamo utilizzando?

Lo scottex è un materiale derivato da un impasto di acqua e fibre di cellulosa di varia natura e specie. Se ci trovassimo nel Nord America, in Canada in particolare, è molto probabile che per produrre materiali assorbenti come quello in oggetto o la carta igienica, vengano utilizzati gli alberi della foresta boreale, una riserva verde che si estende in Alaska, Canada e Siberia nordeuropea considerata una delle ultime grandi foreste al mondo. Ritenuta una preziosa risorsa naturale, l’habitat di un gran numero di specie animali e vegetali, nonchè il luogo di sopravvivenza di diversi gruppi di indigeni, la foresta boreale costituisce un valido alleato naturale nella lotta al surriscaldamento globale per la sua capacità di assorbire e immagazzinare anidridre carbonica, altrimenti dispersa nell’aria e nel suolo.

Quelli in cui stiamo vivendo, però, sono anni difficili per la foresta boreale: oltre ad essere diventata altamente sensibile agli incendi, come quelli che stanno colpendo duramente l’Australia (anche se di entità minore), è spesso vittima di infestazioni causate da batteri. A ciò si aggiunge la lavorazione del materiale celluloso utile per produrre il nostro scottex. Seppure rappresenta una produzione elevata, risulta però circoscritta e soprattutto controllata. Questo perchè in Canada, paese attento alla salvaguardia dell’ambiente e promotore di politiche di sostenibilità ambientale, vige un sistema di registrazione delle zone destinate alla produzione e l’abbattimento di un numero controllato di alberi “maturi”, ritenuti non più in grado di garantire il pieno assorbimento dell’anidride carbonica, a cui segue la semina di nuovi alberi “giovani”.

Il meccanismo di sostituzione dell’albero maturo con uno più giovane pare essere una strategia vincente, se non fosse che in tempi recenti si è scoperto che anche da “vecchi” gli alberi continuano ad assorbire anidride carbonica per decenni, se non addirittura secoli. Questa scoperta cambia notevolmente lo scenario, rendendo la produzione un fattore che ostacola di buon grado il continuo lavoro di assorbimento.

Che fare dunque quando rovesciamo per sbaglio la spremuta sul tavolo? Oltre a riflettere mettendo a confronto il valore del prodotto scottex, con quello del mantenimento e conservazione delle foreste, come suggerisce lo studioso T. Hesselink, direttore dell’ambito politica e ricerche della Wildlands League, ciascuno di noi nel proprio piccolo può dare il proprio contributo nella salvaguardia degli alberi. Iniziamo con il ridurre al minimo l’uso dello scottex o meglio, sostituendolo con prodotti realizzati con materiale riciclato o ancora preferendo sui panni di tessuto.

Fonte: theNewYorkTimes

L.G.

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