COVID-19: non sarà ora di pensare al futuro della nostra terra?

A pandemia ancora in corso, tutto il mondo pensa già a come poter ripartire – non c’è nulla di più desiderabile che lasciare che le persone riprendano la propria vita.

Ma il “ritorno alla normalità” non può essere l’unica cosa che conta. Sarà soprattutto la modalità in cui i leader mondiali gestiranno gli shock colossali economici e politici causati dal virus ad essere determinante – speriamo che accanto al benessere umano ci sarà il futuro della nostra biosfera.

È troppo presto per dire con fiducia quale impatto avrà il coronavirus sull’emergenza climatica. I freni posti alle molteplici attività economiche in tutto il mondo hanno portato a tagli alle emissioni di carbonio che in precedenza sarebbero stati impensabili: il 18% in Cina tra febbraio e marzo; tra il 40% e il 60% nelle ultime settimane in Europa. Il traffico stradale nel Regno Unito è diminuito del 70%, il traffico aereo globale si è dimezzato. Nel frattempo, un riflettore tanto necessario è stato gettato sulla relazione travagliata dell’uomo con la fauna selvatica, con alcuni esperti che sostengono che il degrado del mondo naturale e lo sfruttamento di altre specie sono tra le cause della pandemia.

L’urgenza e la disperazione che muovono gli sforzi globali probabilmente muoveranno contro misure progressiste. I governi stanno già subendo una forte pressione per salvare le compagnie petrolifere e del gas, ma mentre a breve termine il basso prezzo del petrolio potrebbe avere l’effetto dannoso di rendere il petrolio più competitivo rispetto alle energie rinnovabili, il crollo della domanda e le turbolenze nel settore forniscono un’ opportunità che deve essere colta da tutti coloro che si oppongono al continuo dominio dei combustibili fossili.

Ci sono altre domande oltre al futuro del petrolio che la crisi ha aperto in modi inaspettati. Sono in atto enormi cambiamenti politici, con governi fiscalmente conservatori come Boris Johnson che intervengono nelle economie in misura senza precedenti. Ciò che una volta era impossibile (socialista, sconsiderato) ora non lo è affatto. Il rinnovato shock della vulnerabilità umana di fronte a Covid-19 potrebbe far posto a una maggiore volontà di affrontare altri pericoli, tra cui la crisi climatica?

Impossibile dirlo in questa fase, forse. Certamente non senza una lotta contro tutti coloro che promuoveranno il ritorno agli affari (e le emissioni) come al solito. Ma con il rinvio delle cruciali conferenze delle Nazioni Unite sulla biodiversità e il clima, non è mai stato così importante mantenere la pressione.

Non esiste una strategia di uscita dal nostro pianeta.

Fonte: dall’editoriale del The Guardian

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