Idrossiclorochina: dubbi sulla veridicità scientifica dello studio che ha bloccato i trial globali

Alcuni articoli scientifici hanno lo straordinario e potente potere di fermare il mondo. 

È il caso di uno studio recentemente pubblicato su una delle riviste più importanti e influenti nel mondo scientifico, secondo cui il farmaco idrossiclorochina, utilizzato fin dall’inizio della pandemia per contrastare i sintomi nei pazienti affetti da Sars-CoV-2, sarebbe associato ad un maggiore rischio di mortalità.

Lo studio “Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis” pubblicato su The Lancet, ha affermato di aver analizzato i dati relativi a 96.000 pazienti affetti da Covid-19 provenienti da 671 ospedali, che hanno ricevuto idrossiclorochina da sola o in combinazione con antibiotici come regime terapeutico. Questi dati sono di proprietà della Surgisphere, una piccola società americana.

Dopo la pubblicazione, gli studi con idrossiclorochina sono stati immediatamente interrotti in tutto il mondo, inclusi quelli condotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Solo pochi giorni dopo, The Guardian Australia ha rivelato errori evidenti nei dati australiani inclusi nello studio. Lo studio afferma infatti che nella coorte erano arruolati anche  600 pazienti australiani Covid-19 e 73 decessi, al 21 aprile. I dati della Johns Hopkins University, che dall’inizio della pandemia ha monitorato i dati internazionali, mostrano però che al 21 Aprile in Australia  erano segnalate solo 67 morti per Covid-19.
Al quesito, il Dr Desai, uno degli autori, ha replicato che un ospedale asiatico fu accidentalmente incluso nei dati australiani, portando a una sopravvalutazione dei casi. The Lancet pubblicò quindi una piccola ritrattazione relativa alla chiarificazione dei dati.

Da allora, The Guardian ha contattato cinque ospedali a Melbourne e due a Sydney, la cui collaborazione sarebbe stata essenziale per raggiungere il numero di pazienti australiani nel database. Tutti hanno negato qualsiasi ruolo in tale database e hanno affermato di non aver mai sentito parlare di Surgisphere. Il Dr Desai non ha risposto alle richieste di commento sulle loro dichiarazioni.
Una delle domande che ha maggiormente sconcertato la comunità scientifica è come Surgisphere, fondata dal Dr Desai nel 2008 come società di educazione medica, sia diventata proprietaria di un potente database internazionale. 

L’indagine del Guardian ha rilevato che:

  • Una ricerca di materiale pubblicamente disponibile suggerisce che molti dipendenti di Surgisphere hanno minima o nessuna esperienza scientifica e/o di analisi dei dati. Un dipendente elencato come editore scientifico sembra essere un autore di fiction di fantascienza e un altro nome elencato come dirigente marketing lavora come hostess per eventi.
  • La pagina LinkedIn dell’azienda ha meno di 100 follower e la scorsa settimana ha elencato solo sei dipendenti, cambiato in tre dipendenti a partire da mercoledì.
  • Mentre Surgisphere afferma di gestire uno dei database ospedalieri più grandi e veloci al mondo, non ha quasi alcuna presenza online. Il suo handle di Twitter ha meno di 170 follower, senza post tra ottobre 2017 e marzo 2020.
  • Fino a lunedì, il link “mettiti in contatto” sulla homepage di Surgisphere era reindirizzato a un sito web di criptovaluta, sollevando domande su come gli ospedali potevano facilmente contattare l’azienda per unirsi al suo database.
  • Il Dr Desai è stato nominato in tre cause di negligenza medica, estranee al database Surgisphere. 
  • Nel 2008, il Dr Desai ha lanciato una campagna di crowdfunding sul sito web Indiegogo per promuovere un “dispositivo di Human 2.0 di nuova generazione che può aiutarti a raggiungere ciò che non avresti mai pensato fosse possibile”. Il dispositivo non è mai stato realizzato.
  • La pagina Wikipedia del Dr Desai è stata cancellata a seguito di domande su Surgisphere.

Inoltre, non è chiaro dalla metodologia dello studio come siano stati utilizzati i dati di Surgisphere o  come la società è stata in grado di stipulare accordi di condivisione dei dati da così tanti ospedali in tutto il mondo, compresi quelli con tecnologia limitata, e di riconciliare lingue e sistemi di codifica diversi, il tutto rispettando le normative, la protezione dei dati e le norme etiche di ciascun paese.

Mercoledì, The Lancet e il New England Journal of Medicine, che precedentemente pubblicò uno studio degli stessi autori, hanno pubblicato un’Espressione di Preoccupazione. Ciò significa che hanno espresso un’affermazione formale secondo cui “qualcosa non è corretto”. L’audit che verrà effettuato in seguito a questa affermazione, stabilirà se sarà necessaria una formale ritrattazione. L’editore di Lancet Richard Horton ha detto al Guardian: “Date le domande sollevate sull’affidabilità dei dati raccolti da Surgisphere, oggi abbiamo emesso un’espressione di preoccupazione, in attesa di ulteriori indagini”. “È attualmente in corso un controllo indipendente dei dati e confidiamo che questa revisione, che dovrebbe essere completata entro la prossima settimana, ci dirà di più sullo stato dei risultati riportati nel documento di Mandeep Mehra e colleghi.”

Lo stesso giorno, in una conferenza stampa, l’OMS ha annunciato che avrebbe ripreso il suo studio globale che prevedeva l’uso dell’idrossiclorochina, dopo che il suo comitato di monitoraggio della sicurezza dei dati ha rilevato che non vi era un aumento del rischio di mortalità per i pazienti Covid che lo assumevano. 

Non è certamente un momento glorioso per l’intera comunità scientifica.
Ma è evidentemente comprensibile come tutto ciò sia facilmente accaduto, senza mettere in discussione l’importanza e la fiducia nella ricerca. È fondamentale analizzare l’errore nel contesto in cui è avvenuto: durante una pandemia, uno degli avvenimenti più devastanti a livello globale del nostro secolo, dettato dalla disperata urgenza di ottenere risposte a potenziali trattamenti.

Nel frattempo, molti articoli sull’idrossiclorochina e la clorochina venivano pubblicati online in quello che viene chiamato modulo prestampato, il che significa senza la peer-review, revisione tra pari, che in tempi normali, le principali riviste effettuano abitualmente. La revisione tra pari è considerata una salvaguardia contro errori e frodi: le riviste inviano bozze di studi a un certo numero di esperti in un determinato settore, che revisionano ed eventualmente contestano contenuti, metodi e plausibilità dei risultati, determinando la veridicità scientifica dello studio, e quindi la successiva pubblicazione. Nel caso in oggetto, nessuno sembra aver individuato l’errore che The Lancet corresse in seguito in merito al numero di pazienti in Australia, che si sono rivelati essere in Asia. Ciò può essere dovuto al fatto che i revisori erano sicuramente oberati di lavoro e affrettati dal fornire risposte, ma può anche essere perché non hanno visionato il database. Il database appartiene a Surgisphere; il ruolo dell’azienda nello studio è stato quello di fornire i dati degli ospedali sui regimi terapeutici condotti sui pazienti. Gli autori di un documento sono responsabili dell’accuratezza dei dati che utilizzano, laddove lo abbiano ottenuto da una società, dovrebbero effettuare normalmente alcuni controlli a campione per accertarsi che ciò che è stato loro dato di analizzare sia affidabile. Il prof. Mehra e gli altri coautori che non fanno parte di Surgisphere, sgomenti dalle critiche, hanno avviato con urgenza una revisione indipendente dei dati – come e dove sono stati raccolti, nonché la loro accuratezza – da una società di revisione esterna a Bethesda. Mehra ha detto che non si sarebbe mai aspettato che il suo studio osservazionale determinasse l’ultima parola sull’idrossiclorochina e ha sottolineato che hanno utilizzato i dati resi disponibili perché la questione era urgente. “Ho regolarmente sottolineato l’importanza e il valore degli studi clinici randomizzati e ho articolato la necessità di tali studi prima che sia possibile giungere a qualsiasi conclusione”, ha affermato in una nota. “Fino a quando i risultati di tali studi non sono disponibili, data l’urgenza della situazione, l’utilizzo del set di dati disponibile è stato un passaggio intermedio. Attendo con impazienza notizie dagli audit indipendenti, i cui risultati informeranno ogni ulteriore azione. “

È una vicenda ancora irrisolta, ma che non potremo permetterci di dimenticare. Ci sono importantissimi lezioni che tutta la comunità scientifica e non dovrebbe apprendere e ricordare.

La revisione tra pari è un processo imperfetto, come diranno tutti gli scienziati. È una rete di sicurezza, ma dipende da molte cose, incluso il tempo che i revisori possono dedicare a uno studio, e che possono consultare solo il documento di bozza, non i dati su cui si basa. Quindi non sorprende che non siano stati gli esperti selezionati a individuare gli errori, ma gli scienziati di tutto il mondo che hanno capito che il numero di pazienti in alcuni ospedali non poteva essere plausibile. Ma soprattutto, gli studi osservazionali hanno gravi carenze e non dovrebbero mai esprimere il responso finale sui trattamenti farmacologici. Questo è stato uno studio osservazionale molto grande, che potrebbe mostrare tendenze, ma c’è sempre il pericolo che non si confronti con il simile. I pazienti trattati con idrossiclorochina in India potrebbero non essere stati trattati allo stesso modo di quelli somministrati in Francia. Il gold standard è il processo randomizzato controllato (RCT), istituito appositamente per rispondere alla domanda. 


Fonte: The Guardian

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