Covid-19: e se fosse la malaria il killer più letale del 2020?

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha allarmato che le interruzioni della prevenzione e del trattamento della malaria causate dall’emergenza coronavirus potrebbero provocare il raddoppiare dei decessi per malaria. Il solo aumento – stimato nel peggiore dei casi in 369.000 – sarebbe quasi uguale all’attuale bilancio delle vittime confermate di COVID-19. Con il picco della stagione malarica che si avvicina, la finestra temporale in cui evitare il peggio si sta rapidamente chiudendo.

I focolai di ebola forniscono un precedente preoccupante. L’epidemia emorragica del 2014 in Africa occidentale ha provocato il collasso dei sistemi sanitari, colpendo indirettamente anche i pazienti colpiti da altre patologie come la malaria, l’HIV e la tubercolosi. Il bilancio delle vittime indirette è stato maggiore di quello dei decessi per Ebola. Nel 2018, nella provincia maggiormente colpita della Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia ebola ha causato un aumento di otto volte dell’incidenza della malaria.

Una strategia di risposta al coronavirus che ignora la malaria nei paesi endemici danneggerà la risposta ad entrambe le malattie. L’aumento della mortalità per malaria potrebbe rivelarsi una delle conseguenze più mortali della pandemia, con i bambini sotti ai 5 anni di età che rappresentano la maggior parte delle vittime della malaria. Un’ondata di malaria danneggerà anche gli sforzi per combattere il coronavirus, mettendo a dura prova i sistemi sanitari quando meno se lo possono permettere. E poiché sia ​​COVID-19 che la malaria presentano febbri, l’integrazione della risposta della malaria è importante per identificare correttamente i casi COVID-19.

Gli sforzi globali per eradicare la malaria hanno fatto enormi progressi negli ultimi due decenni. Sebbene la malattia uccida ancora 400.000 persone ogni anno, i decessi sono dimezzati rispetto al 2000.

“È come la tempesta perfetta”, ha detto Melanie Renshaw della RBM Partnership to End Malaria.

Secondo l’OMS, nell’Africa sub-sahariana si verificano oltre il 90% dei casi e decessi per malaria. I bambini sotto i 5 anni rappresentano i due terzi di tutti i decessi per malaria, con donne in gravidanza che rappresentano un altro gruppo demografico particolarmente vulnerabile.

Le reti da letto trattate con insetticidi (bed nets) rappresentano la forma più diffusa di prevenzione della malaria. Ogni tre anni, i paesi endemici conducono campagne per distribuire le bed nets alle popolazioni. Ventisette paesi dell’Africa sub-sahariana, che rappresentano l’85% dei casi di malaria e decessi nella regione, avevano pianificato campagne di distribuzione di bed nets per il 2020, secondo l’OMS.

A causa dei blocchi e delle risorse governative già precarie ed ora impegnate per la lotta al covid-19, la distribuzione delle reti da letto è diventata una sfida. Mentre paesi come il Benin e la Sierra Leone sono stati in grado di continuare con le campagne di prevenzione, altri, tra cui Nigeria e Ghana, devono ancora farlo. Renshaw e altri esperti rimangono cautamente ottimisti sul fatto che quasi tutte le campagne di distribuzione della rete da letto andranno avanti, ma la finestra temporale prima della stagione di picco della malaria si sta rapidamente chiudendo. Altre misure preventive, tra cui la chemioprevenzione stagionale e la nebulizzazione residua interna, sono state interrotte.

La pandemia pone una serie di altre sfide. Sia gli operatori sanitari che i pazienti inizialmente avranno difficoltà a sapere se una febbre indica COVID-19 o malaria. Quando COVID-19 è emerso nel Nord Darfur, molti di coloro che soffrivano della malattia ignoravano la minaccia, credendo di avere la malaria.

Fonte: Foreignpolicy

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