L’INTERSEZIONALITA’ NELLA FUGA DALLA VIOLENZA

Violenza strutturale: si riferisce a strutture sociali che perpetuano l’iniquità o il fatto che certe persone non riescano a soddisfare i propri bisogni di base [riparo, cibo, acqua, condizioni minime di igiene, salute, educazione.

Con enorme tristezza, il conflitto è ora un argomento di primo piano. Lo sentiamo molto vicino con l’attuale invasione in Ucraina, che ci mette tutti in una situazione di grande tensione e preoccupazione. Tale conflitto ha sfollato circa 1 milione di persone rifugiate o fuggite dal paese [al 4 marzo 2022] [1]. L’agenzia ONU per i rifugiati stima che questo numero potrebbe salire a 3 o 4 milioni di persone, mentre il numero potrebbe salire a 7 milioni per gli sfollati interni, cioè che rimangono nel paese ma sono comunque fuggiti dalla loro città o luogo di residenza [2]. E anche prima di questa invasione, il conflitto in corso dal 2014 nell’est del paese aveva già sfollato internamente 1 milione e mezzo di persone [3].

Questo esodo purtroppo si aggiunge ad altri esodi in corso in altre parti del mondo; per esempio, si stima che 5 milioni di persone sono uscite dal Venezuela verso altri paesi dell’America del Sud e del Nord [4], dovuto all’inflazione e all’insicurezza; l’avvento dei Talebani in Afghanistan ha sfollato internamente 700,000 persone, di cui l’80% donne e bambini [5]; la violenza e le difficile condizioni climatiche nella regione del Sahel in Africa hanno sfollato internamente 2 milioni di persone [6]; e ad Haiti ci sono circa mezzo milione di sfollati interni per l’instabilità politica, la violenza e due recenti terremoti. Anche qui, la maggior parte donne e bambini.

Queste situazioni sono il risultato di processi complessi in cui purtroppo le difficili condizioni climatiche e la recente pandemia hanno avuto un ruolo importante, e il conflitto o l’insicurezza risultante sono soltanto un elemento scatenante in più per la migrazione forzata. Per esempio, nella zona di cui mi occupo che è il corridoio migratorio dal Centroamerica al Messico, non esiste una guerra dichiarata ma è in corso un costante conflitto e violenza da parte di gang armate che continuano a sfollare persone, e queste stesse persone poi si ritrovano in contesti di altra violenza perché esiste un enorme rischio di essere rapiti, derubati, sfruttati o anche violentati durante il tragitto.

Tuttavia, una stessa identica situazione di pericolo o disperazione ha un impatto estremamente diverso dipendendo da chi viene colpito. Sicuramente siamo diversi in termini di potere socioeconomico o caratteristiche fisiche; non è lo stesso fuggire come persona disabile o anziana, magari con problemi di salute, piuttosto che come persona giovane. Ma siamo anche diversi rispetto alle categorie identitarie a cui apparteniamo o ci fanno appartenere, e al relativo potere di ogni categoria identitaria. Per esempio, nell’evacuazione dall’Ucraina è stata riportata discriminazione verso profughi di origine africana a cui è stata negata l’entrata nel confine con la Polonia [7]. Questa è discriminazione in base al colore della pelle o se vogliamo anche razzismo. Anche la discriminazione in base al sesso ha un impatto brutale in situazioni di conflitto, in cui la violenza di genere aumenta. Sia come ‘war weapon’ o ‘arma di guerra’, per esempio in casi di stupro per ingravidare e aumentare il numero di persone di una certa etnia – come è successo nel genocidio di Rwanda [8] e nell’ex Yugoslavia [9]. Sia per la situazione stessa del conflitto; nel caos e nella percepita perdita di controllo, la violenza sessuale aumenta quasi come una reazione selvaggia di controllo su un altro essere umano – come un atto di dominazione [10].

Questo aumento di violenza – anche [violenza] intesa come negazione di un diritto o di una necessità di base – nei confronti di una certa categoria è dovuta a una forte violenza strutturale presente anche prima di un determinato conflitto o crisi. Anche in momenti di pace, per soddisfare un certo ordine sociale. E questa violenza strutturale è una delle questioni che dobbiamo imparare ad affrontare. Un’altra questione riguarda le nuove generazioni. Siamo ora vicini testimoni del reclutamento militare di giovani. Giovani che avevano un altro piano per il loro futuro, o anche se il reclutamento è stato volontario, è un’esposizione alla violenza estrema con conseguenze a lungo termine. E il numero di bambini che vengono sfollati senza genitori sta aumentando a livello globale [11]; in parte per i conflitti stessi, perché i genitori vengono reclutati o uccisi, ma anche per questa violenza strutturale di genere. Casi di violenza intra-famigliare sono Il motivo di fuga di tanti bambini e ragazzi che ho intervistato mentre migravano dal Centroamerica verso gli Stati Uniti. Questo perché situazioni di conflitto prolungato possono normalizzare la violenza e renderla un aspetto culturale.

Tuttavia, vorrei riconoscere l’incredibile mobilitazione civile che c’è attualmente in Europa e globalmente nell’aiutare i rifugiati ucraini e nel condannare la guerra. Credo che questi gesti di umanità siano potenti, perché dimostrano il potere che abbiamo come comunità. E su questo senso di comunità dobbiamo riflettere, perché i confini aperti per alcuni e per altri no, è solo un ripetersi della violenza strutturale di cui tutti poi paghiamo le conseguenze.

Di Susanna Corona

Letture consigliate:

  • Crenshaw, Kimberlé W. On intersectionality: Essential writings. The New Press, 2017.
  • Farmer, Paul E., et al. “Structural violence and clinical medicine.” PLoS medicine 3.10 (2006): e449.
  • Jones, Lynne. Then they started shooting: Growing up in wartime Bosnia. Harvard University Press, 2004.

References

  1. https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/comunicati-stampa/commento-ai-media-1-milione-di-rifugiati-sono-fuggiti-dallucraina-in-una-settimana/ https://www.huffingtonpost.it/esteri/2022/03/02/news/mezzo_milione_di_profughi_ucraina-8873322/?ref=huff-hm-f-1
  2. https://news.un.org/en/story/2022/02/1111182
  3. https://www.vozdeamerica.com/a/venezuela_migracion-venezolana-expertos-pronosticos/6075681.html
  4. https://www.unhcr.org/afghanistan-emergency.html#:~:text=More%20than%20700%2C000%20Afghans%20were,impacts%20and%20socio%2Deconomic%20repercussions.
  5. https://www.unhcr.org/news/briefing/2021/1/600a92e4125/grim-milestone-sahel-violence-displaces-2-million-inside-countries.html
  6. https://theweek.com/russo-ukrainian-war/1010730/africans-fleeing-ukraine-report-experiencing-racial-discrimination-at
  7. Buss, Doris E. “Rethinking ‘rape as a weapon of war’.” Feminist legal studies 17.2 (2009): 145-163.
  8. Schwartz, Stephen. “Rape as a Weapon of War in the Former Yugoslavia.” Hastings Women’s LJ 5 (1994): 69.
  9. https://dcaf.ch/sites/default/files/publications/documents/sexualviolence_conflict_full.pdf
  10. Maioli, Susanna Corona, et al. “International migration of unaccompanied minors: trends, health risks, and legal protection.” The Lancet Child & Adolescent Health 5.12 (2021): 882-895.

Foto di Ahmed akacha da Pexels

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