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Etica tortura e professione medica 

Dopo sette anni arrivano le condanne per le vicende avvenute all'interno della caserma di Bolzaneto durante il G8 italiano.

La mente torna a Genova, al luglio del 2001. Medici per strada, medici a suturare ferite sui marciapiedi, medici costretti a guardare abusi e soprusi commessi dalle forze dell'ordine, medici che hanno ricordato in un libro l' "obbligo di referto" di fronte a centinaia di ferite e centinaia di giorni di prognosi, che qualche collega voleva rimettere al solo ruolo della memoria.

Questi stessi sanitari leggono oggi di accuse e condanne rivolte ai loro colleghi, per capi di imputazione che vanno dalla violenza privata alle lesioni personali, dall'omissione di referto alla "lesione del diritto alla salute".
Le pene per questi sanitari, che variano dai due ai tre anni, potevano essere molto più gravi se l'Italia avesse inserito nel suo codice penale una legge sulla tortura, concretizzando di fatto la sua adesione a numerose convenzioni internazionali.

Quello che si legge tra le righe dei verbali dei processi è che a Bolzaneto non abbiamo assistito solo a violenze estemporanee e reattive agli eventi che si sono verificati durante il G8, perché i gerghi, le pratiche, le modalità di tortura, fisica e psicologica, all'interno della caserma, sono state acquisite in anni di esperienza silenziosa, tollerata, incoraggiata e probabilmente anche educata e formata.
Un insieme di atti, quindi, espressione di una cultura diffusa e spia di una violenza strutturata e strutturale, perpetuata quotidianamente anche in contesti di non eccezionalità, in luoghi come CPT, carceri, case di cura per anziani, residenze per malati psichici e pronto soccorsi.

La violazione dei diritti umani non è qualcosa che riguarda solo i "no global", solo il contesto di Bolzaneto e di Genova, ma è un atteggiamento che si ripercuote su tutti i cittadini: se i sanitari non sono riusciti a tutelare la salute in una situazione di palese e insolita violenza come possono salvaguardarla in contesti di normalità e di consuetudine?

A destare preoccupazione non sono soltanto gli abusi perpetuati da piccoli gruppi di deviati, quanto la dilagante connivenza dei tanti che, con il loro silenzio, legittimano e normalizzano la violenza praticata attivamente da altri, sanitari e forze dell'ordine.
Questa forma di violenza, dettata da logiche particolari ed interessi personali, è uguale, se non peggiore, a quella dei torturatori: se, questi medici, sono in grado di calpestare l' "etica del servizio" , tacendo anche di fronte ad atti gravi come quelli della caserma di Bolzaneto, come possono tutelare i pazienti di fronte all' "estetica del potere", agli interessi delle case farmaceutiche, alla lottizzazione della sanità, alla partitocratizzazione dei servizi e all'aziendalizzazione delle prestazioni?

È evidente come pratiche di questo tipo abbiano delle ricadute importanti sulla salute della popolazione:
da un lato, la mancanza di tutela influenza in maniera diretta la vita delle persone, dall'altro il servizio sanitario risulta menomato nella sua efficacia con la conseguente perdita di fiducia nel ruolo del medico, del servizio stesso e delle istituzioni.
Questo atteggiamento delegittima in maniera profonda il sistema democratico e mostra quanto sia pericolosa l'esistenza di un conflitto di interessi del medico, di un'ambivalenza che condiziona in maniera importante la salute dei pazienti.

Un'appartenenza acritica ad un ordine istituzionalizzato, un'obbedienza cieca a logiche politiche, economiche o amministrative, ci allontana da quella lealtà dovuta al paziente e alla sua salute, iscritta nell'etica della Medicina e legittimata dai quadri normativi nazionali ed internazionali.
Dal Protocollo di Istanbul delle Nazioni Unite, alla Dichiarazione di Tokio dell'Associazione Medica Mondiale, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità al nostro codice deontologico si rivendica l'indipendenza e la libertà della professione medica, il rispetto dei diritti del cittadino e la condanna della tortura e dei trattamenti disumani.
La lealtà verso il paziente non può essere demandata all'etica personale del sanitario e neanche alla magistratura, perché questa non può cogliere le violazioni diffuse e di bassa soglia che si perpetuano tutti i giorni nei contesti a noi prossimi, che ci coinvolgono direttamente nel quotidiano.
Da un lato sarebbe necessaria una capacità di autogoverno, di controllo interno e continuo dei sanitari, un'autoregolazione in grado di evidenziare i comportamenti aberranti e in grado di ribadire la centralità del paziente nelle pratiche assistenziali. Il silenzio-assenso degli ordini ha, invece, finora contribuito alla normalizzazione della violazione dei diritti, alla diffusione di pratiche discriminatorie e lesive. Con grande difficoltà si può parlare del ruolo dei medici nei CPT, nelle carceri, nelle case di cura, ma anche negli ospedali, nei pronto soccorsi, nella medicina del territorio. Sempre più spesso, infatti, accade che sia la magistratura o peggio i giornalisti a dover denunciare quello a cui medici assistono quotidianamente e in silenzio.
Dall'altro è necessario ribadire con forza l'esistenza di un codice di comportamento vincolante per i singoli sanitari, e la necessità da parte dei medici di un impegno risoluto per la difesa dei diritti umani.
E' compito dei singoli sanitari ed in particolare dei medici:
• Riconoscere e testimoniare i casi di tortura, violenza e crudeltà, non falsificando le prove mediche delle stesse e non compiendo atti o omissioni in grado di nasconderle o confonderle
• Mettere in atto ogni comportamento possibile per porre fine alla condizioni di abuso e ponendo le condizioni per cui queste non debbano più ripetersi
• Difendere l'indipendenza della professioni sanitarie dalle ingerenze del potere politico, giudiziario e dalle forze dell'ordine
• Denunciare ed opporsi all'elaborazione di politiche sanitarie discriminatorie
• Testimoniare in maniera attiva presso l'opinione pubblica sugli abusi e le violazioni dei diritti umani a cui hanno assistito.

I sanitari non possono, di fronte alle torture, alle disuguaglianze, alla negazione dei diritti, ridurre la loro pratica a semplice esercizio di abilità tecniche, relegando la vita del paziente a mera esistenza biologica, né possono voltare le spalle ai processi sociali che mettono in secondo piano la salute delle persone, per difendere interessi finanziari, politici e personalistici.

Bolzaneto ci insegna che i germi della dittatura sono presenti nelle nostre istituzioni e che la nostra società, a cominciare dai sanitari, non è capace di reagire.

Probabilmente come medici, l'atto più importante che possiamo compiere per la tutela della salute è ricominciare a considerarci soggetti civici attivi, capaci di determinare e plasmare, attraverso le nostre pratiche, i processi di ordine politico, economico e sociale che sono i determinanti principali di malattia dei nostri pazienti.
Dobbiamo, insomma, rivendicare il "diritto di rifiutare che tra giusto e sbagliato si possa scegliere solo l'inevitabile e non il necessario".

 
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in evidenza

Novita' dall'Osservatorio Italiano sulla salute globale

Il 14 marzo 2009 si e' svolta l’assemblea dei soci dell’Osservatorio italiano sulla salute globale (OISG). All’ordine del giorno vi erano numerosi argomenti, che hanno suscitato uno scambio approfondito e una interessante discussione, e il rinnovo del consiglio direttivo, con l’elezione di: Adriano Cattaneo (presidente), Nicoletta Dentico (vice presidente), Sunil Deepak (tesoriere), Patrizia Di Caccamo (segretaria), Pirous Fateh-Moghadam.


 
In libreria il nuovo rapporto di salute globale
 
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Emergenza Gaza

FIELD UPDATE ON GAZA FROM THE HUMANITARIAN COORDINATOR
14 January 2009, 1700 hours
“What I saw today was shocking. It is unacceptable to see so many wounded people. Their lives must be spared and the security of those who care for them guaranteed.”
- Jakob Kellenberger, President of the ICRC, during a visit to the Gaza Strip on 13 January
The Israeli military operation has entered its nineteenth day. Israeli air, sea and ground forces continue to surround populated areas of the Gaza Strip, and the Gaza and North Gaza Governorates remain isolated from the rest of the territory. The humanitarian crisis is intensifying and the number of Palestinian civilian casualties is increasing.
 
From Medical Aid for Palestinians

From Medical Aid for Palestinians www.map-uk.org


Al Quds Al Awda hospital are surrounded by Israeli military – and that no one is allowed to enter or exit the hospitals. Al Quds hospital is said to have been like this since 3 am this morning. Ibrahim at the European Hospital has stated that the situation there has been like this since 9:30pm last night and that the Israeli military are using white phosphorus in the area surrounding the hospital. In addition to not letting anyone enter or leave the hospitals, people in the surrounding area of the hospitals are not allowed to leave their homes.

 
Health situation in The Gaza Strip

 On 13 Jan Israeli missiles destroyed the PHC clinic (for maternal and child health) of the Near East Council of Churches in Al-Shuja’ia area. 
MSF Spain in Jerusalem and MSF Belgium in Rafah still waiting to enter Gaza.

According to the Palestinian Ministry of Health (MoH) on 14 January, at least 1011 people have been killed since 27 December, including at least 85 women and 311 children. 4650 Palestinians have been injured, including 1552 children and 652 women.

Since 27 December 2008, 13 health personnel have been killed and 22 health personnel have been injured while on duty according to reports from the health information centre of the MoH in Gaza.