MALARIA E DENGUE: CON IL CAMBIAMENTO CLIMATICO, NON PIU’ SOLO UN PROBLEMA TROPICALE

Si sono rivelati allarmanti i risultati ottenuti dal nuovo studio della London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM), dove un complesso modello predittivo ha rivelato come l’aumento della popolazione a rischio per queste malattie, nonché la loro stagionalità e l’espandersi del loro habitat, saranno inevitabili con il progredire del cambiamento climatico.

4.7 miliardi in più, rispetto al secolo scorso, sarebbero le persone che saranno a rischio di contrarre una di queste due malattie entro il 2070 se il cambiamento climatico, in particolare l’innalzamento delle temperature, continuerà indisturbato.

Zanzare e malattie

Malaria e dengue sono entrambe patologie trasmesse all’uomo da zanzare. La malaria è causata dal protozoo del genere Plasmodium, di cui il più letale e il più incidente è il genere P.Falciparum. La sua trasmissione avviene tramite le zanzare del genere Anopheles, altamente antropofile. Il 93% dei casi avviene nel caldo dell’Africa Sub-sahariana e le sue complicanze, nonostante l’esistenza di una terapia efficace, causano circa 400.000 morti l’anno, soprattutto tra i bambini.

La dengue invece è causata da un virus, non ha uno specifico trattamento, ed essendo spesso mal diagnosticata non si hanno dati precisi sulla sua incidenza annuale che sembra variare tra i 100 e i 400 milioni, uccidendo circa 20.000 persone l’anno. Le zanzare Aedes che ne permettono la trasmissione, del genere Aegypti o Albopictus, sono spesso presenti in zone più temperate.

Innalzamento delle temperature e aumento dei casi

Il complesso modello progettato dalla LSHTM ha elaborato diversi tipi di scenari su basi socioeconomiche, considerando differenti variazioni della densità di popolazione, legate anche a varianti geografiche come l’altitudine.

I risultati ottenuti hanno dimostrato che la stagionalità della malaria nelle aree già endemiche è destinata ad aumentare di 1.6 mesi negli altopiani sub-sahariani, la regione orientale del mediterraneo e nelle Americhe. La dengue invece, aumenterà la sua stagionalità di ben 4 mesi nelle pianure della zona del Pacifico orientale e la regione est del Mediterraneo.

Le nuove zone temperate che potrebbero raggiungere includono gli stati più meridionali degli USA, il plateau messicano, l’Europa, le zone africane attualmente con temperature miti e la parte nord dell’Asia, aumentando la popolazione a rischio soprattutto nelle aree urbane più densamente popolate.

L’impatto sulla salute globale

L’espandersi del raggio d’azione di queste patologie causerebbe epidemie in zone impreparate alla loro gestione e/o in aree caratterizzate da sistemi sanitari fragili. Inoltre, andrebbero a colpire popolazioni immunologicamente “naive” che rischierebbero di accusarne maggiormente l’infettività.

Per questo rimane importante mantenere alta l’attenzione sulla sorveglianza epidemica, in particolare in zone di potenziale emergenza o ri-emergenza.

Questa ricerca non ha incluso potenziali fattori che potrebbero invertire la rotta di questo andamento, come l’evoluzione delle malattie stesse o dei loro vettori, o lo sviluppo di nuove terapie e vaccini (una sperimentazione sul vaccino anti-malarico è già in corso, mentre alcuni paesi già permettono l’utilizzo di un vaccino per la dengue.)

Lo scopo dello studio era quello di indirizzare queste osservazioni ai policy-makers globali, affinché la lotta al cambiamento climatico continui, senza indugi o interruzioni di sorta. Altrimenti, alcune delle conseguenze, le abbiamo ora sotto agli occhi.

Referenze:

  • Felipe J Colón-González, PhD, Maquins Odhiambo Sewe, PhD, Adrian M Tompkins, PhD, Henrik Sjödin, PhD, Alejandro Casallas, MSc, Prof Joacim Rocklöv, PhD et al., Projecting the risk of mosquito-borne diseases in a warmer and more populated world: a multi-model, multi-scenario intercomparison modelling study, The Lancet Planetary Health, VOLUME 5, ISSUE 7, E404-E414, JULY 01, 2021
  • The Guardian: https://www.theguardian.com/global-development/2021/jul/08/climate-crisis-may-put-8bn-at-risk-of-malaria-and-dengue

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