L’INVASIONE RUSSA PORTEREBBE ALLO SFOLLAMENTO DI QUASI 5 MILIONI DI UCRAINI

Un’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia potrebbe causare una delle più grandi crisi di rifugiati al mondo, generando fino a 5 milioni di sfollati, ha affermato l’ambasciatrice delle Nazioni Unite. 

L’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield ha riportato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che già quasi tre milioni di ucraini – la metà di essi composta da persone anziane o bambini – hanno bisogno di ricevere assistenza umanitaria urgente, come cibo e riparo, sottolineando come  «le ondate di sofferenza che verranno causate da questa guerra sono inimmaginabili».

Vasily Nebenzya, ambasciatore russo, rimane ben lontano dal dissentire: ha avvisato che «una guerra potrebbe costare molto cara all’intera Ucraina».

Durante un discorso estremamente provocatorio, Nebenzya ha incolpato Kyiv e i suoi alleati occidentali per l’attuale crisi affermando che “l’Ucraina è in guerra con i propri cittadini russofoni nella regione del Donbas”, situata nella parte orientale del paese. Qui i separatisti, supportati da Mosca, stanno combattendo dal 2014 contro le forze governative ucraine; ora la Russia ha ufficialmente riconosciuto l’indipendenza delle loro repubbliche autoproclamate, Donetsk e Luhansk.

«Abbiamo fatto tutto il possibile per preservare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina» ha aggiunto Nebenzya.

Ha affermato che i paesi che stanno criticando la Russia stanno dimostrando «totale indifferenza verso il destino della popolazione del Donbass», proprio come avevano fatto anche Kyiv e i suoi alleati occidentali.

Thomas-Greendfield ha detto, rivolgendosi all’assemblea dei 193 paesi membri delle Nazioni Unite, che: «Ora è giunto il momento in cui non possiamo più stare a guardare. Uniamoci e mostriamo alla Russia che è isolata, è rimasta sola nella sua politica costituita da azioni di aggressione».

Il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si è appellato alla comunità internazionale durante l’assemblea, chiedendo la messa in atto di azioni concrete e tempestive, commisurate al livello di gravità della minaccia russa. «Una diplomazia attiva, dei messaggi politici forti, delle sanzioni economiche dure e il rafforzamento dell’Ucraina potrebbero costringere Mosca ad abbandonare i suoi piani di aggressione» ha affermato, negando le accuse da parte della Russia secondo cui l’Ucraina avrebbe portato avanti attività militari contro i suoi stessi cittadini.

Ma l’Assemblea Generale ha capacità molto limitate di intervenire in modo significativo in questa situazione. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha condannato le azioni della Russia, accusando il paese di aver violato la sovranità Ucraina – provocando una forte reazione da parte di Nebenzya, che ha incolpato Guterres di aver abusato della sua autorità.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, composto da 15 membri responsabili di assicurare il mantenimento della della pace mondiale, potrebbe prendere provvedimenti legalmente vincolanti, ma la Russia è un membro permanente avente diritto di veto, così come la Cina, che ha espresso sostegno per la Russia.

Tuttavia, mercoledì la Russia è stata assalita da un coro quasi unanime di pesanti critiche per aver violato le leggi internazionali e lo Statuto delle Nazioni Unite riconoscendo l’indipendenza delle regioni separatiste e inviando truppe sui territori ucraini.

Due sono state le eccezioni: Cina e Arabia Saudita, che si sono astenute dal condannare direttamente la Russia, e hanno chiesto a gran voce di trovare una soluzione diplomatica a questa crisi, esortando entrambe le parti ad una de-escalation delle tensioni militari.

Guterres ha detto all’Assemblea che il mondo si trova ad affrontare «un momento di pericolo» e che la situazione richiede «moderazione, ragionamento, e de-escalation».

«Ora è tempo di stabilire un cessate il fuoco, e di ritornare sul sentiero del dialogo e delle negoziazioni, per salvare la popolazione ucraina, e non solo, dal flagello della guerra», ha aggiunto.

Fonte: The New York Times
di Elisa Bardoni